Museo di Triora 5 Sezione etnostorica

Sezione Etnostorica

Nel 1988 la A.S.P.E.S., il Comune di Triora (con il contributo del sindaco Luigi Capponi e del segretario comunale Tommaso La Mendola) e la Comunità Montana Argentina-Armea organizzarono il convegno “Triora 1588. Caccia alle streghe.

Metodi, tempi e spazi della storia”, in occasione del quarto centenario dei notissimi processi, quale risposta autorevole ed impegnativa da parte di studiosi di storia a quel clamore immenso e smisurato che aveva preso il Ponente ligure, da Dolceacqua a Triora, perché, leggendo la “stampa” (anche nazionale), non si voleva rappresentare uno spettacolo teatrale sul Sabba, in quanto blasfemo per gli uni e artistico per gli altri.

Dal grande successo del convegno scaturì la creazione di una sezione dedicata alla stregoneria nel già esistente museo etnografico, gestito dall’Associazione turistica Pro Triora.
Questo sodalizio, legalmente costituito nel 1974, si era dedicato con entusiasmo e passione ad allestire le nuove sale situate nelle vecchie carceri comunali, reperendo documenti, raccolte ed oggetti importanti.

Ci furono in seguito altri convegni negli anni 1994, 2000 ed infine nel 2004, in seguito al quale nel 2007 uscì un saggio, a cura di Paolo Portone (curatore dei contenuti della prima sezione del nuovo MES) e Gian Maria Panizza, in cui si faceva il punto sugli studi inerenti la “caccia alle streghe” in Italia, inserendoli in un contesto più ampio di ricerca sulle persone accusate di stregoneria, ripercorrendone le tracce fino alle radici più lontane nei miti e nelle tradizioni dell’Europa remota, ben presenti nell’antichità classica e nel Medio Evo e mai del tutto estinti, nemmeno ai giorni nostri, in particolare nelle aree più attente a conservare e a tutelare l’eredità del passato, quali la valle Argentina.

Documentare il mondo delle vittime della caccia è la scommessa e lo scopo di questa sezione. Attraverso le testimonianze storiche ed etnografiche si è tentato di ricostruire per la prima volta l’identikit culturale di chi fu costretto sul letto di Procuste della Schiava di Satana.

Gli oggetti esposti hanno lo scopo di accompagnare il visitatore in un viaggio nella realtà sottesa ad una delle figure mitiche di maggior successo dell’immaginario collettivo europeo. Ciò attraverso un percorso suddiviso in quattro aree tematiche (“Il pensiero magico”, “Dee, spiriti e creature femminili”, “Dominae herbarum”, “L’invenzione della strega diabolica e il processo di Triora”), per consentire al curioso ed allo studioso di confrontarsi con i reperti di un mondo più vicino alla realtà storica.

Al termine di questo viaggio, se non sarà stata resa giustizia alle vittime, forse si sarà restituita loro un poco di dignità, ristabilendo il nesso che lega le persone al loro nome, alla loro occupazione, a ciò che effettivamente rappresentarono nella società europea a cavallo tra Medioevo ed Età moderna.

Ridare una fisionomia alle migliaia di donne condannate senza alcuna colpa al rogo significa quanto meno risarcire la loro memoria, riguadagnando alla nostra i motivi reali di una persecuzione condotta con efficacia e razionale determinazione contro un nemico inesistente, ma dalla quale siamo usciti tutti trasformati, come le bonae feminae al seguito di Diana.

Gli stessi studiosi, unitamente a don Paolo Fontana, Alfonso Assini e Gianluca Ivaldi, diedero alle stampe nel 2013, un’eccezionale pubblicazione “La causa delle streghe di Triora”, edito dalla Pro Triora Editore, contenente tutti i documenti inerenti la famosa vicenda svoltasi nel borgo medievale, compresi i decreti del Santo Offizio, fino allora sconosciuti.

In seguito a queste iniziative e per l’ampio interesse dimostrato verso il tema della “caccia alle streghe” e, più in generale, sulla “stregoneria”, il Comune di Triora decise di avviare il recupero del palazzo Amero D’Aste Stella, dedicandone parte al Museo internazionale sulla stregoneria che, grazie al contributo del gruppo di lavoro composto da Cristian Alberti (Comune di Triora) Luca Dolmetta (architetto incaricato del progetto dell’allestimento), Paolo Portone (curatore dei testi), Gianluca Spirito (Regione Liguria), Francesca De Cupis, Roberto Leone, Alfonso Sista, Silvana Vernazza (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) è diventato definitivamente Museo etnostorico della stregoneria (M.E.S.). La Soprintendenza ha monitorato tutte le fasi, sia del recupero di Palazzo Stella che di allestimento del Museo, esercitando la propria supervisione istituzionale.

L’allestimento è stato possibile grazie alla totale adesione dell’Associazione turistica Pro Triora, presieduta da Roberto Faraldi, la quale ha messo a disposizione, a titolo di comodato gratuito, pressoché tutto il materiale reperito ed acquistato nel corso degli anni, provvisoriamente depositato nei magazzini del museo etnografico.

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